Intervista al presidente don Luca Mazzinghi dopo le critiche per la scelta di dedicare al tema di “Israele, popolo di un Dio geloso” un evento di settembre a Venezia.
Più che un’autodifesa il desiderio di fare chiarezza. Lo stupore per una polemica fondata su basi che «semplicemente non esistono». L’Associazione biblica italiana (Abi) respinge le accuse di antisemitismo e anzi rilancia il suo impegno per il dialogo, portando a testimonianza la serietà della propria ricerca scientifica e uno stile di confronto che, pur nella franchezza delle rispettive posizioni, mai è venuto meno al dovere del vicendevole rispetto. Il punto di partenza, il casus belli che ha scatenato la crisi è presto detto. Dall’11 al 16 settembre prossimi, l’Abi ha organizzato a Venezia due convegni. Il primo (1113/9) di anticotestamentaristi e semitisti, inizialmente intitolato ‘Israele, popolo di un Dio geloso. Coerenze e ambiguità di una religione elitaria’. Un tema che nella sua formulazione ha suscitato la perplessità di autorevoli figure del mondo ebraico italiano, amplificate sui giornali e in Rete.